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IL LAGO DI BOLSENA A PORTATA DI CLICK:
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La Regione Lazio ha un interessante campionario di laghi di origine vulcanica. Fra questi, nella Provincia di Viterbo troviamo il lago di Vico la conca del quale è una caldera, il lago di Bolsena sito in una conca che è una depressione tettonica molto complessa formata da più caldere, i laghi di Mezzano e Monterosi, con conche derivate da crateri esplosi.
A grandi profondità, sotto la crosta terrestre, è presente il magma, che è composto da rocce che si trovano allo stato fuso a causa della grande pressione e temperatura. Quando il magma, che si trova raccolto in una camera magmatica, riesce ad aprirsi un condotto di risalita verso l'esterno della crosta terrestre, ha luogo una eruzione vulcanica.
Il Vulsinio, l'apparato vulcanico che ha dato origine al lago di Bolsena, iniziò la sua attività circa 600.000 anni fa.
Il vulcanesimo Vulsinio ha coperto di depositi vulcanici il territorio che va dai fiumi Paglia e Tevere, fin quasi al Mare Tirreno ed ha avuto carattere essenzialmente esplosivo.
La storia del distretto vulcanico Vulsinio è complessa ed incerta: vi fu una lunga sequenza di fasi esplosive, ciascuna seguita da collassi della struttura vulcanica, che hanno dato luogo al bacino che contiene il lago di Bolsena.
Quando è avvenuto il crollo dell'apparato vulcanico, si è originata la caldera. Si sono allora ammassati sugli esistenti sedimenti autoctoni, generalmente argillosi ed impermeabili, immensi quantitativi di materiale vulcanico fratturato, sfuso e poroso. Si ritiene che sotto la conca lacustre i detriti vulcanici abbiano uno spessore di alcune centinaia di metri raggiungendo quote inferiori al livello del mare.
Il successivo riempimento della caldera con acque meteoriche, di falda o sorgive ha dato origine al lago. Il processo di formazione del lago di Bolsena è ben più complesso di come è stato schematizzato in questa animazione.

A grandi profondità, sotto la crosta terrestre, è
presente il magma, che è composto da rocce che si
trovano allo stato fuso a causa della grande
pressione e temperatura. Quando il magma trova
un condotto di risalita verso l'esterno della crosta
terrestre ha luogo una eruzione vulcanica. Lungo il
percorso di risalita può formarsi una camera
magmatica dalla quale partono uno o più canali che
terminano in altrettanti crateri.
La camera magmatica, venendo erosa dal
passaggio del magma, tende ad ingrandirsi ed a
trasformarsi in una immensa caverna. Spesso il
suo tetto si frattura e crolla sotto il peso crescente
dei depositi vulcanici sovrastanti formando un
avvallamento della superficie, chiamato caldera.
L'eruzione è detta effusiva quando la sua
fuoriuscita attraverso il cratere avviene sotto forma
di colate di lava che, solidificandosi sul terreno
circostante, formano un cono o edificio vulcanico.
Se invece il magma esce violentemente con lancio
e ricaduta di materiali sciolti, quali ceneri, lapilli,
pomici, scorie e bombe, accompagnati da gas,
l'eruzione è detta esplosiva. Anche i materiali sciolti
possono dar luogo ad edifici vulcanici, come
testimonia il cratere di Valentano, che è costituito
da lapilli.
I materiali lanciati, una volta sedimentati e
consolidati, danno luogo ai tufi vulcanici, fra questi
si distinguono: il tufo giallo rossiccio, dal quale si
ricavano i blocchetti da costruzione; il peperino,
anch'esso usato come materiale da costruzione ed
il nenfro, usato dagli etruschi per usi diversi, in
specie per costruire monumenti funerari.
Gli apparati vulcanici che circa 600.000 anni fa
iniziarono la loro attività sono: il Vulsinio, che ha
dato origine al lago di Bolsena, il Vicano, che ha
dato origine al lago di Vico ed il Cimino.
Più a sud si trovano gli altri apparati vulcanici
laziali, che hanno originato i laghi di Bracciano,
Albano e Nemi. Questi apparati coprirono con i loro
depositi i vasti territori che erano emersi dal mare
circa due milioni di anni fa.
L'apparato Vulsinio ha coperto di depositi vulcanici
il territorio che va dai fiumi Paglia e Tevere, fin
quasi al Mare Tirreno. Comprende tre complessi
vulcanici che si sono sviluppati in epoche
successive: Bolsena; Montefiascone e Latera.
Il vulcanesimo Vulsinio, come del resto quello degli
altri apparati laziali, ha avuto carattere
essenzialmente esplosivo, come testimonia la
scarsa quantità di lave rispetto ai tufi. Questi ultimi
infatti costituiscono la grande maggioranza delle
rocce vulcaniche della regione e solo
sporadicamente, e per volumi modesti, s'incontrano
colate laviche.
I materiali eiettati furono scagliati a grandissima
distanza, tanto è vero che mancano edifici vulcanici
di proporzioni notevoli: le alture che sovrastano il
lago e che rappresentano le quote più elevate
dell'intero distretto vulcanico oscillano fra i 500 ed i
600 metri di altezza rispetto al mare e culminano
nel Poggio Torrone, a nord di Bolsena, alto 690
metri. L'attività vulcanica è passata attraverso una
lunga sequenza di fasi esplosive, com'è attestato
dalla stratificazione di tufi di diversa composizione.
Parecchie sono state le bocche di eruzione, ma i
crateri ancor oggi riconoscibili sono evidentemente
quelli più recenti: gli altri, o sono stati demoliti
dall'attività successiva o ricoperti dai materiali
eiettati.
La storia del distretto vulcanico Vulsinio è quindi
complessa ed incerta: vi fu una lunga sequenza di
fasi esplosive, ciascuna seguita da collassi della
struttura vulcanica, che hanno dato luogo al bacino
che contiene il lago di Bolsena.
Seguirono le eruzioni dei vulcani del Lamone, di
Valentano e di Latera ed altri minori. Il Lagaccione
ed il bacino del lago di Mezzano sono invece due
crateri di esplosione. L'attività vulcanica si concluse
con la formazione delle isole Bisentina e Martana,
che emersero a seguito di eruzioni subacquee.
Dalle alture che circondano il lago si possono
facilmente individuare numerosi coni vulcanici:
Montefiascone, Capodimonte, Monte Bisenzio,
Poggio Falchetto, Valentano e tanti altri ancora.
L'isola Martana e la Bisentina presentano una
forma semicircolare a causa del crollo di una parte
dei coni vulcanici che le costituiscono, particolarità
questa che si può meglio osservare esaminando la
carta batimetrica. Affacciandosi da Montefiascone
si vede chiaramente la caldera omonima
sottostante.
Lungo la strada fra Montefiascone e Bolsena si
trovano le Pietre Lanciate, che è un'interessante
manifestazione di fessurazione prismatica in una
colata lavica.
Ad Orvieto, scendendo nel pozzo di SanPatrizio, si
attraversa prima l'intero deposito piroclastico e poi
si entra nelle argille, e cioè negli antichi sedimenti
marini, le cui pareti sono sostenute da arcate in
muratura. Nei Calanchi di Bagnoregio, fuori dai
depositi vulcanici, si ritrovano le formazioni marine
autoctone, ricche di conchiglie fossili.
A Valentano troviamo un imponente cono di scorie
costituito da ammassi di lapilli rossi e neri, che
sono ben visibili perchè tagliati da una cava.
Affacciandosi da Valentano verso ponente si può
vedere la sottostante caldera di Latera.
Nella foresta del Lamone di trovano tipiche colate
di lava a blocchi. A Farnese è in attività una
interessante cava di blocchetti di tufo.
Con il tufo sono stati costruiti tutti i centri storici che
si trovano nell'apparato vulcanico: Orvieto;
Tuscania; Civita; Sovana; Bolsena; Montefiascone;
Marta; Capodimonte...
E' un immenso patrimonio culturale, perfettamente
integrato con quello naturale: siamo nella "civiltà
del tufo" .
In rete esistono numerosi siti sui vulcani. In Pagina di geologia ci sono infomazioni anche sui vulcani in generale e, in particolare, sul vulcanesimo nell'Italia centrale.
Altri testi di approfondimento tratti dagli studi dell'Associazione Lago di Bolsena in file formato .PDF.
Generalità
Introduzione .PDF (32,8Kb)
I Laghi .PDF (700Kb)
Gli ecosistemi lacustri .PDF (330Kb)
Il contesto del Lago di Bolsena .PDF (63,0Kb)
Idrogeologia
L'Apparato vulcanico Vulsinio .PDF (497Kb)
Il bacino imbrifero .PDF (1,46Mb)
Il bacino idrogeologico .PDF (725Kb)
Le precipitazioni atmosferiche .PDF (61,3Kb)
Il fiume emissario e il tempo di ricambio .PDF (142Kb)
L'evaporazione .PDF (50,4Kb)
Il livello del Lago .PDF (67,8Kb)
Il Lago della preistoria .PDF (80,3Kb)
Il bilancio idrologico .PDF (684Kb)
Componente fisico-chimica
La trasparenza .PDF (188Kb)
La temperatura .PDF (121Kb)
L'ossigeno .PDF (1,57Mb)
I parametri chimici .PDF (49,6Kb)
Componente biotica
La vegetazione .PDF (304Kb)
Il fitoplancton .PDF (570Kb)
Lo zooplancton .PDF (443Kb)
Il benthos .PDF (176Kb)
La fauna ittica .PDF (186Kb)
Gli uccelli acquatici .PDF (64,6Kb)
La catena alimentare .PDF (75,9Kb)
Classificazione dello stato trofico .PDF (94Kb)
Il carico umano
I prelievi idrici .PDF (57,9Kb)
La rete fognaria .PDF (116Kb)
L'agricoltura .PDF (66,2Kb)
Le pioggie acide .PDF (48,8Kb)
La geotermia .PDF (90,9Kb)
Conclusioni .PDF (49,5Kb)
Bibliografia .PDF (59,2Kb)
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