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Gli albori dell'età del ferro ci appaiono come un mosaico multicolore di civiltà. La cultura "villanoviana" (secoli IX - VIII a.C.) primeggia fra le molte per ricchezza economica, estensione territoriale, complessità ed organizzazione del tessuto sociale. È a questa che si fanno risalire le origini del glorioso popolo Etrusco nel nostro territorio, molto probabilmente dovuto a contatti con un popolo forse giunto da Oriente (teoria Erodotea della provenienza dalla Lidia nel Mar dell'Egeo). L'articolazione di base dell'insediamento della civiltà villanoviana è legata ad una struttura abitativa semplice: quella del villaggio. Solo nel corso del VII secolo l'assetto urbanistico riflette l'avvenuta organizzazione politica e sociale della comunità. Plinio, nel descrivere le città e i popoli dell'Etruria al tempo di Augusto, menziona tra gli altri i VESENTINI, antichi abitanti della città Umbro Etrusca di VESENTUM, situata sulla sponda meridionale del Lago di Bolsena, sul colle che si specchia nelle limpide acque e che da essa ha ereditato il nome MONTE BISENZIO. Vesentum, antichissima città, doveva trovarsi compresa nella giurisdizione territoriale della potente e ricca Tarquinii, la primigenia delle città dell'Etruria, ricadendo nel suo settore di espansione economica-demografica. Di conseguenza, se il Lago apparteneva alla lucumonia di Tarquinia, evidentemente tutto ciò che era a sud del Lago, quindi anche VESENTUM, doveva essere necessariamente incluso nel territorio Tarquiniense. VESENTUM acquistò grande importanza a partire dal IX sec. a. C., con la cultura pre-etrusca dei Villanoviani, caratterizzata dalle originali sepolture a pozzetto, dove le ceneri del defunto venivano inserite in un'urna «a capanna», riproducente l'abitazione Etrusca, o in un'urna biconica. In quest'epoca VESENTUM assumeva la posizione di leader per la originale produzione delle famose suppellettili bronzee; è d'obbligo citare , a proposito, la conosciutissima situla con figurine, riccamente decorata a sbalzo con motivi geometrici a spina di pesce, punti e borchiette. Sulla sua spalla e sul coperchio ruota un doppio giro di figure plastiche applicate con chiodi, nell'atteggiamento di eseguire una danza rituale intorno ad un'animale mostruoso incatenato al centro del coperchio. Sempre dello stesso periodo è l'altrettanto famoso cerrello di bronzo braciere-profumiere. Potrete ammirare l'originalità a la squisita fattura di questi e tanti altri oggetti provenienti da queste zone nella ricca camera dedicata a VESENTUM al Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma. Nei successivi VIII e VII sec. a. C. assistiamo ad un repentino cambiamento nella vita e nei costumi della popolazione Visentina, questo molto probabilmente è dovuto ai contatti con il popolo proveniente dalla Lidia e da qui una nuova visione politica e culturale. L'afflusso di oggetti provenienti dall'Oriente portati da questo popolo e la matrice vicino-orientale della produzione artigianale dell'Etruria, hanno indotto gli studiosi a denominare orientalizzante il periodo che va dagli ultimi decenni dell' VIII secolo a.C. alla fine del VII. Giungono in Italia, dall'area del Mediterraneo Orientale, artisti che impiantano officine e influenzano la cultura artistica, apportando nuovi motivi iconografici e decorativi. E' proprio in questo periodo che VESENTUM divenne la vera e sola dominatrice del «grande lago Tarquiniese» (così Plinio definisce il bacino nel Libro II della sua NATURALIS HISTORIA) e con ogni probabilità il vero cuore motore e punto di riferimento del popolo Etrusco. Bella, ricca e popolosa città (stime parlano di circa 60.000 unità), fervente di traffici e di opere del suo artigianato, in un punto geografico e viario strategico, difesa da una possente cinta muraria di oltre 2 chilometri di lunghezza, con la sua altissima e imponente acropoli e con la splendente policronia dei templi, Vesentum si offriva allo sguardo dei suoi numerosi «pagi», occhieggiando serena e sorniona la vicina isola Bisentina, cui dette in eredità il suo nome. Il meglio della cultura Vesentina è comunque stato visto che nei secoli successivi, con l'apertura di nuove vie commerciali verso il Tirreno, favorisce la fioritura delle città costiere che si affacciano sul mare, di conseguenza assistiamo ad una fase di stasi nelle attività commerciali, artigianali e culturali in genere. Pur tuttavia gli scavi di tombe a cassone in tufo ed a fossa, risalenti al V sec. a. C., continuano a riportare alla luce corredi di pregevole fattura, unici nel loro genere e rinvenuti solo ed esclusivamente in queste campagne, evidenziando ancora di più l'unicità e la centralità della zona. La ricchezza delle decorazioni e un'accurata attenzione alla morbidezza delle forme caratterizzano il periodo convenzionalmente chiamato classico ( V - IV secolo a. C.). Opere emblematiche di questi secoli sono il celeberrimo Sarcofago degli Sposi e lo splendido complesso di terracotte di Pyrgi (460 a. C.). È nel periodo classico che si avverte maggiormente l'influenza della cultura greca. Su questa scia le maestranze etrusche si impegnano in complesse iconografie. Appartiene a questo periodo la testa femminile di un gruppo scultoreo che decora il frontone del Tempio di Pyrgi (metà del IV secolo a.C.). La resa spaziale raggiunge invece i massimi livelli nella tomba degli Scudi e delle Sedie (350 - 340 a.C.). Il declino era alle porte, con la Pax Romana imposta con le armi nel 280 a.C. la civiltà etrusca si consuma nel periodo delle guerre civili. La cultura si spegne quasi volontariamente negli ultimi decenni del I secolo. Le fonti storiche sono purtroppo avare di informazioni più dettagliate sull'antica città di VESENTUM. Ciò è dovuto anche al fatto che gli Etruschi erano soliti scrivere su materiali altamente deteriorabili e a noi è giunta solo una infinitesima parte dell'informazioni scritte rispetto ad altri popoli. Tutto questo, unito alla mancanza di scavi sistematici ed organici sul territorio, hanno determinato l'abbandono, pressochè totale, da parte della moderna Etruscologia delle istituzioni locali e nazionali, di studi appropriati e approfonditi sull'importantissimo sito, che con la sua necropoli immensa, le suppellittili funerarie, appartenenti a varie epoche, la presenza delle più svariate forme di sepoltura, unitamente alla pregevolissima e unica lavorazione del bronzo, che caratterizza VESENTUM tra tutte le città dell'Etruria, richiederebbe una maggiore attenzione al fine di rendere questa zona una vera scuola archeologica all'aperto di interesse nazionale e mondiale e non solo terreno di sfruttamento dei tombaroli.

Cosmologia etrusca

Da non perdere! Relazione tenuta al III Congresso Internazionale della Federazione Astrologica dell'Europa del Sud (FAES) Milano, Italia, 6-7 Novembre 2004 a cura di Renzo Baldini... continua>>>

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